Enorme, in archivio la terza edizione del piccolo salone del vino artigianale.
Due giorni di degustazioni, conoscenza e approfondimento nel Castello dell’Ettore di Apice vecchia con oltre 70 produttori provenienti da tutta Europa.
Il vino, quando è vero e quando è autentico, ha bisogno di essere raccontato. E farlo tra le suggestive mura di pietra del Castello dell’Ettore, nel borgo di Apice vecchia, aggiunge, di certo, qualcosa in più. Brave e bravi, innanzitutto, le ragazze e i ragazzi di Enorme, l’associazione di promozione sociale, che per il terzo anno consecutivo hanno alimentato questo racconto mettendo insieme una settantina di vignaioli provenienti da tutta Italia (tanti dall’Irpinia e dal Sannio) e da diversi paesi d’Europa (da Francia, Slovenia, Austria e Germania).
Due giorni di confronto, conoscenza e approfondimento. Due giorni, nemmeno a dirlo, di bevute sane e consapevoli. Due giorni di scoperta. Tra nuove annate, nuovi vini e tanti vignaioli accumunati dal fatto – e non è poco – di lavorare nel rispetto del territorio, della biodiversità e della relazione umana. «Sono le prerogative per essere qui al piccolo salone del vino artigianale», dice il presidente dell’associazione Roberto Buglione De Filippis, con alle spalle – a dispetto della giovane età – una lunga storia di resistenza, di battaglie sociali e culturali e una solida educazione culinaria (si è formato prima alla Pergola di Gesualdo della sorella Franca e ora è l’oste della sua Posta a Grottaminarda)
«Non è casuale – spiega ancora De Filippis – se da quest’anno si sia deciso di unire Avellino e Benevento che sono tra i distretti vitivinicoli più rilevanti della Campania: veri scrigni di biodiversità agricola e culturale».
E ancora: «Nonostante le difficoltà del mercato, con rallentamenti nelle vendite sia in Italia che all’estero le aziende che abbiamo ospitato a Enorme continuano a presidiare i territori con coerenza. Enorme, allora, vuole essere anche un atto di generosità economica nei loro confronti, oltre che una finestra per il pubblico».Il pubblico, appunto. Tante persone, qualche migliaio al giorno forse anche di più, hanno sfidato un caldo a tratti soffocante trovando poi rifugio tra le mura. Ai banchi d’assaggio, tutti affollati, gli incontri e le narrazioni più belle: storie di vita e di cantina. Di fermentazioni spontanee e pratiche agricole sostenibili. Storie di cambiamento e di evoluzione. Storie di coerenza e perseveranza. «Il vino – dice Mario Manganiello di Casa Brecceto, altro motore instancabile della manifestazione – è fatto da persone, non da definizioni. Enorme è anche e soprattutto un’occasione per conoscere queste persone e vivere il territorio in modo autentico».
Diversi, come è giusto e importante che sia, i momenti di approfondimento. Il primo a sfondo ambientale, curato da Slow Wine, con la presentazione del progetto Unpacking Wine, una guida dedicata al tema del packaging nel vino etico, sostenibile e consapevole. Nel corso dell’evento è stata illustrata anche la campagna Alleggeriamo il peso delle nostre bottiglie, lanciata nel febbraio scorso alla Slow Wine Fair 2025. Notevole il laboratorio-degustazione dal titolo evocativo Apice chiama, l’Apice risponde, curato dall’oste itinerante Diego Sorba e dall’enologo irpino Fortunato Sebastiano, con la partecipazione del vignaiolo toscano Stefano Amerighi, riferimento per la Syrah in Italia. Il laboratorio è partito idealmente dal borgo di Apice per un viaggio lungo 1800 chilometri, da Cortona alle Côtes du Rhône, dalla Savoia alle due Ligurie, passando per Piemonte ed Emilia.
Enorme ha inoltre ospitato anche una mostra fotografica dedicata alla figura dell’oste: un ponte tra vignaiolo e bevitore, testimone e narratore di storie fuori dal mainstream. Un progetto firmato da due fotografi di Amburgo, già presenti alla scorsa edizione, che tornano in Irpinia con una raccolta di scatti emozionanti. A completare il programma, una proiezione documentaristica dedicata all’Etna e alla viticoltura della sua montagna, firmata da Gloria Mezzatesta di 3000 Etnam. Anche la musica ha un ruolo fondamentale per scandire il ritmo degli incontri: nella due giorni live di Makardìa, Reddog & Boom Buzz. Mentre Raffaele Gargiulo, in arte Papa Lele, ha messo a disposizione la sua selezione di vinili con interventi di dubbing in real-time. E Paolo Picone, con il progetto Noises From The Wardrobe, ha proposto una selezione di musiche proto-psichedeliche. In chiusura un momento conviviale e informale, aperto al pubblico, con la cena-festa con i vignaioli partecipanti, ospitata sempre all’interno del Castello dell’Ettore.


